Opera
Nel 1938 viene affidato l’incarico a Giuseppe Terragni ed Alberto Sartoris di redigere un progetto per la realizzazione di un quartiere satellite operaio: “uno studio completo di urbanizzazione per un’area vergine, con edifici disposti a schiera (case alte a sei piani e case basse a uno o due piani), entro un reticolo di strade ortogonali, comprendenti servizi, stadio, padiglioni sportivi, scuole, Chiesa, Sede del Partito Fascista Autonomo per le case popolari e del partito, zone verdi” (Cavadini, 92); gli edifici di nuova realizzazione si inseriscono così nell’ambiente misto voluto dal Piano Catelli – Giussani del 1919 dove erano previste fabbriche, uffici, case operaie e borghesi (Novati, Pezzola, Catalogo Mostra).
Per varie vicissitudini il piano viene realizzato e dal progetto di massima del quartiere si estrapola un tipo di edificio che viene utilizzato per la costruzione di tre case popolari in Via Anzani, poi ridotte a due, una alta cinque piani e l’altra tre: “Si cerca e si ottiene, anche per la necessità di contenere i costi, la massima semplificazione degli elementi di finitura, introducendo varianti nella distribuzione dei vani, rispetto a quella ottimale prevista per le unità residenziali di Rebbio. Ciò nonostante, le due case mantengono una loro singolarità nel panorama degli edifici realizzati dallo IFACP” (Cavadini, 92). Caratteristiche sottolineata anche dalla Marcianò che afferma che, nonostante le drastiche riduzioni dovute al budget, l’intervento appare modesto e organizzato secondo particolari prescrizioni (Marcianò, 228).
Anche Ciucci nella monografia relativa a Giuseppe Terragni afferma: ” Dal progetto di massima per un quartiere satellite a Rebbio (1938) ha origine quello di tre edifici di abitazioni popolari in via Anzani angolo via Magenta a Como, una tipologia intensiva a ballatoio posta parallelamente a due edifici di tipologia estensiva, ingressi e ambienti di servizio a nord-ovest, luoghi di soggiorno e riposo a sud-est. Il progetto subì varie riduttive modifiche fino alla realizzazione di due soli edifici, di cinque e di tre piani abitabili” (Ciucci, Triennale di Milano, Centro studi G. Terragni, 578).
Gli edifici realizzati sono di tipo in linea, paralleli alle via Anzani con testata verso via Magenta, e si distribuiscono nello spazio cercando un rapporto con il verde circostante. Gli alloggi sono distribuiti da un ballatoio e da un’unica scala. La scelta planimetrica obbliga le facciate ad essere esposte nord-sud, in netto contrasto con quanto previsto dagli studi eliotermici: la distribuzione e i servizi sono posti a nord (Novati, Pezzola, Catalogo Mostra; Ciucci, Triennale di Milano, Centro studi G. Terragni, 580).
Il tema centrale su cui si costruisce lo spazio abitabile è quello del ballatoio, così come avvenne in Casa Rustici a Milano: il ballatoio, unico, distribuisce i diversi alloggi per piano e organizza dei piccoli spazi pubblici coperti e aperti (Novati, Pezzola, Catalogo Mostra); i parapetti in cemento e legno risentono delle prescrizioni autarchiche circa i materiali da utilizzare in edilizia.
Attilio Terragni, su Costruzioni Casabella n°158 del febbraio 1941, descrive così il sistema a ballatoio: “[…] Il sistema a ballatoi, il più economico, consente, in questo caso, anche un razionale ordinamento interno, trattandosi di appartamenti piccoli, di due e tre vani al massimo. Pur attenendosi alle dimensioni minime
necessarie per l’uso a cui l’alloggio popolare è destinato, tutti i vani (cucina, bagno, soggiorno, pranzo e camera da letto) sono completamente disimpegnati […] (Fosso, Mantero, 146; Novati, Pezzola, Catalogo Mostra).
“Adattato alle varie e successive richieste della committenza, ridotto rispetto alle possibilità iniziali, il progetto conserva comunque nella realizzazione alcuni elementi importanti: la distribuzione planimetrica originaria (pur con l’abolizione del corpo intermedio), la tipologia in linea a ballatoio, le fasce verdi collettive (in sostituzione della corte), l’orientamento (pur se non ottimale). Tuttavia, la casa bassa a schiera è ora a ballatoio e sono stati quindi soppressi i giardini privati. Ma è l’edificio alto l’elemento più compromesso: ha perso il disegno originale del prospetto, banalizzato dall’abolizione delle soluzioni indicate per ballatoio, finestre e infissi; inoltre, pur conservando il ballatoio, la distribuzione interna è stata evidentemente adeguata a una preconcetta idea di economicità e soprattutto alla volontà di eliminare il ferro dalla struttura” (Ciucci, Triennale di Milano, Centro studi G. Terragni, 581).
“La ricercata scansione dei pieni e dei vuoti nelle facciate, sottolineata anche dalle fasce dei parapetti e nei balconi, è oggi di difficile lettura, a causa dell’alterazione degli intonaci e dei loro colori” (Cavadini, 93).
Scritto redatto sulla base di:
CAVADINI, Luigi, Architettura Razionalista nel territorio comasco, Provincia di Como, 2004
CIUCCI, Giorgio (a cura di), Giuseppe Terragni: opera completa, (con Triennale di Milano, Centro studi G. Terragni, Centro internazionale di studi di architettura Andrea Palladio), Milano: Electa, 1996
FOSSO, Mario, MANTERO, Enrico, Giuseppe Terragni 1904-1943, Como: Cesare Nani, 1982
MARCIANÒ, Ada Francesca, Giuseppe Terragni opera completa 1925-1943, Roma: Officina, 1987
NOVATI Alberto, PEZZOLA Aurelio, Como 1920-1940: paesaggi della città razionalista: Giuseppe Terragni e i razionalisti comaschi, foto di COLOSIO Giovanni, Rudiano: GAM Editrice, 2014 – Testo anche in inglese – Pubblicato in occasione della mostra 6 settembre-28 settembre 2014, Como

