MUSEO VIRTUALE ASTRATTISMO E ARCHITETTURA RAZIONALISTA COMO

CASA AD APPARTAMENTI LAVEZZARI

Giuseppe Terragni (con Lingeri)

Opera

Il progetto della Casa ad appartamenti Lavezzari, rientra nel gruppo di opere che Terragni realizza a Milano insieme a Pietro Lingeri. La casa era stata commissionata dall’industriale Pietro Lavezzari nel 1934 e risulta un ulteriore tentativo, ben riuscito, del gruppo Terragni – Lingeri, di inserire in un lotto del tutto irregolare un volume lineare. Anche la casa Lavezzari infatti, come quella Rustici e Ghiringhelli, si inserisce in un lotto di forma trapezoidale che affaccia con il suo lato minore (ad angolo acuto – di soli 9 metri) su piazzale Morbegno e lateralmente sulle vie Oxilia e Varanini, per circa una ventina di metri (Ciucci, Triennale di Milano, Centro studi G. Terragni, 465; Rassegna 11, 56).
L’idea che prevale sul progetto di Terragni e Lingeri è quella che (a differenza di altri progetti precedentemente realizzati su lotti triangolari in Milano, dove il prospetto acuto era semplicemente il risvolto dei due lati affaccianti sulle via laterali) la scomposizione purista e razionalista prendesse avvio come nella casa Rustici: se li, i due blocchi erano distinti e collegati tramite passerelle in quota, qui i due blocchi, sempre paralleli alle vie adiacenti, entrano in collisione come due corpi giustapposti (Rassegna 11, 56). La funzione che assume l’angolo quindi viene trasformata da spazio principale che affaccia sul piazzale, a un balcone, estruso rispetto al profilo della facciata, da cui ‘vedere’ il piazzale. In corrispondenza, al piano terra, sono posti l’ingresso e l’atrio che si collocano in direzione opposta all’andamento dei balconi (ingresso convesso) (Ciucci, Triennale di Milano, Centro studi G. Terragni, 466; Marcianò, 126).
Le pareti laterali, con altezza massima permessa, minore rispetto a quella sul piazzale di sei piani, presentano nella parte terminale solo quattro piani, che si raccordano con la quinta su piazzale Morbegno, tramite un corpo sporgente che raccorda a sé le strisce orizzontali dei balconi aggettanti, in una sorta di tripartizione verticale della facciata (Rassegna 11, 56).
La planimetria a “U” ha permesso una buona distribuzione degli spazi, che serviti da una scala centrale plasticamente modellata e illuminata da una finestra che corre per l’intera altezza dell’edificio, si dividono nelle due ali parallele alle vie, in maniera non simmetrica rispetto al fabbricato.
L’edificio era composto da 18 appartamenti suddivisi in spazi da tre, quattro o cinque locali; al piano terra invece, oltre all’ingresso e all’atrio, erano previste botteghe e negozi interamente vetrati, con l’utilizzo nella parte superiore delle vetrine a contatto con il solaio superiore, del vetro-cemento.
La superficie delle pareti è rivestita con piastre di cemento levigato; i serramenti sono in ferro profilato; le balaustre dei balconi sono in parte piene e in parte di acciaio (Rassegna 11, 56).
Zevi ci fornisce una descrizione suggestiva della composizione tra pieni e vuoti, trasparenze e chiusure, che determina le pareti laterali: “Vetrate da parete a parete nei soggiorni, integrate da nastri che illuminano i soffitti e, in facciata, consumano la materia propria sotto l’aggetto dei balconi. Questi ‘divengono, in tal modo, una prosecuzione, all’esterno, del pavimento e del soffitto’ [G. Terragni], conferendo agli ambienti principali un’apertura spaziale inedita” (Zevi, 94; Marcianò, 126).
Anche Ciucci sottolinea come l’uso del vetrocemento e delle finestre da parete a parete sia una caratteristica dell’architettura razionalista, nella ricerca della trasparenza, dell’aria, della luce e della corretta ventilazione del locale (Ciucci, Triennale di Milano, Centro studi G. Terragni, 466).
Pagano, secondo quanto riportato dalla Marcianò nella sua pubblicazione, sottolinea come la casa Lavezzari soddisfi e realizzi gli obiettivi di ‘modestia’ da lui propugnati: “chiarezza, onestà, rettitudine economica ed educazione urbanistica”, anche se la stessa Marcianò trova, nella rassicurante conformità della perfezione simmetrica delle parti, un difetto, un limite della costruzione (Marcianò, 126).

Scritto redatto sulla base di:

BAGLIONE, C., SUSANI, E. (a cura di), Pietro Lingeri 1894-1968, con scritti di Avon Annalisa et. al., Milano: Electa, 2004
CIUCCI, Giorgio (a cura di), Giuseppe Terragni: opera completa, (con Triennale di Milano, Centro studi G. Terragni, Centro internazionale di studi di architettura Andrea Palladio), Milano: Electa, 1996
FOSSO, Mario, MANTERO, Enrico, Giuseppe Terragni 1904-1943, Como: Cesare Nani, 1982
MARCIANÒ, Ada Francesca, Giuseppe Terragni opera completa 1925-1943, Roma: Officina, 1987
ZEVI, Bruno (a cura di), Giuseppe Terragni, Bologna: Zanichelli, 1980
Pietro Lingeri, 1894-1968: la figura e l’opera: atti della Giornata di studio: Triennale di Milano, lunedì 28 novembre 1994, Milano: Arti grafiche G.M.C., 2005

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