MUSEO VIRTUALE ASTRATTISMO E ARCHITETTURA RAZIONALISTA COMO

STUDI PER UNA VILLA A PORTOFINO

Giuseppe Terragni

Opera

Il progetto di una Villa a Portofino fa parte delle opere “giovanili attente, anche se ancorate all’espressione novecentista, ad alcuni fondamentali dettagli del progetto destinati a diventare elementi caratteristici della tipologia”.: ad esempio la copertura a volta, che permette un’ottima illuminazione del corpo di fabbrica disposto in profondità e il basamento dell’edificio (Fosso, Mantero, 122).
Il progetto fu commissionato probabilmente dall’avvocato milanese Valdameri con il quale Terragni intrattenne rapporti sia per il progetto della nuova sede dell’Accademia di Brera sia per il progetto del Danteum (Ciucci, Triennale di Milano, Centro studi G. Terragni, 576).
Anche Figini e Pollini e Lingeri disegnarono il progetto per una villa a Portofino, ed è dai loro disegni che si può individuare il luogo dove la villa si sarebbe dovuta realizzare, con affaccio verso il mare.
Il progetto rappresenta la chiusura del capitolo di studi condotti da Terragni sulle ville unifamiliari iniziati nel 1932, il periodo più intenso per l’architetto anche dal punto di vista dell’affermazione professionale. Terragni nel 1937 ha ancora di fronte a sé tre anni di attività che vedono la produzione di 26 progetti due soli dei quali realizzati.
Il progetto per la villa sarà proprio uno di quelli mai realizzati: il prospetto sul mare ricorda alcuni disegni esposti per la Casa di Vacanze alla Mostra di Firenze del ’32 mentre il volume, spezzato e inclinato, rielabora i fianchi dell’edificio a due appartamenti a Rebbio, quasi a rappresentare una “summa delle esperienze antecedenti” (Marcianò, 198).
La novità, lo scarto e il passo avanti in più, rispetto ai progetti già elaborati viene rappresentato dal lato dell’edificio esposto sul lato roccioso, intelaiato da tre grandi verticali distaccate dalla parete che accolgono una veranda a doppia altezza e una finestra oblunga, posta superiormente. Il progetto è basato sullo studio delle sezioni e degli spazi interni, controllati nella composizione (Marcianò, 198).
Una prima ipotesi progettuale, di cui restano solo due disegni dei prosetti, prevedeva un edificio a tre livelli sollevato su pilotis e connesso al piano terra per mezzo di una scala. La sezione nasceva in riferimento a uno dei primi progetti di Le Corbusier, il progetto per la Villa à Carthage del 1928, e successivamente infatti Terragni ridusse l’edificio a due piani indicando una nuova posizione per la scala, simile al quella del progetto lecorbuseriano. Nella seconda ipotesi, a due piani, la copertura del piano terra era a falda unica ma in contropendenza rispetto all’andamento della scala; mentre al piano superiore della zona notte con affaccio verso il mare, un corridoio a sbalzo distribuiva gli spazi (Ciucci, Triennale di Milano, Centro studi G. Terragni, 577).

Scritto redatto sulla base di:

CIUCCI, Giorgio (a cura di), Giuseppe Terragni: opera completa, (con Triennale di Milano, Centro studi G. Terragni, Centro internazionale di studi di architettura Andrea Palladio), Milano: Electa, 1996
FOSSO, Mario, MANTERO, Enrico, Giuseppe Terragni 1904-1943, Como: Cesare Nani, 1982
MARCIANÒ, Ada Francesca, Giuseppe Terragni opera completa 1925-1943, Roma: Officina, 1987

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