MUSEO VIRTUALE ASTRATTISMO E ARCHITETTURA RAZIONALISTA COMO

PROGETTO PER IL CENTRO STUDI E RICERCHE DELL’UNIONE VETRARIA ITALIANA ALL’E42 A ROMA (U.V.I.)

Giuseppe Terragni

Opera

Il padiglione del vetro e della ceramica alla Mostra dell’Industria all’E42, fu commissionato a Terragni nel 1939 dalla Federazione degli industriali, che indecisa tra lui e Pier Luigi Nervi, scelse Terragni perchè considerato “l’architetto del vetro”, dopo la costruzione dell’Asilo Sant’Elia.
Sempre nel 1939 un altro incarico, legato agli industriale del vetro e della ceramica, vede impegnato Terragni: il progetto per la Sede dell’Istituto Fascista sperimentale della ceramica, da erigersi nella Città Studi di Milano, in via Mangiagalli. Di questo progetto però se ne occuperà direttamente Lingeri dallo studio milanese.
Entrambi i progetti non vengono realizzati; se per la sede dell’Istituto non vi sono disegni di Terragni, per il Padiglione del vetro e della ceramica all’E42 (Esposizione universale di Roma) sono presenti otto schizzi.
Gli schizzi fanno emergere la costante ricerca di Terragni e le tre fasi principali di sviluppo del progetto. Il padiglione doveva avere le sembianze di un padiglione “collettivo”, mettendo in evidenzia i due materiali: il vetro e la ceramica, “il primo nella sua caratteristica costruttiva (vetro cemento, cellovetro, mattoni di vetro), il secondo nella sua caratteristica di rivestimento (litoceramica, ecc.)” (Ciucci, Triennale di Milano, Centro studi G. Terragni, 608).
La prima sequenza di schizzi (cinque) rappresenta il padiglione come la composizione di due lastre, una verticale molto sottile e una orizzontale ad essa perpendicolare, di dimensioni basate sulla proporzione aurea. “La lastra verticale, impostata su lato del quadrato generatore del rettangolo aureo, è segnata da lunghi tagli orizzontali che articolano la superficie della facciata. Il piano orizzontale è organizzato planimetricamente da volumi, posti come dei piccoli padiglioni in un parco. Sulla lastra verticale i tagli orizzontali scandiscono asimmetricamente delle terrazze – giardino, e la configurazione complessiva rispecchia per negativo la composizione orizzontale del giardino. Un ‘ponte – strada con botteghe’ come i ponti abitati, Ponte di Rialto, Ponte Vecchio, attraversa diagonalmente l’area del giardino. Il ponte, sospeso mediante ‘tensostruttura’, è previsto completamente vetrato e pedonale; lungo 70 metri, è alto 5 metri e largo 16 metri” (Ciucci, Triennale di Milano, Centro studi G. Terragni, 609).
Da questi primi schizzi emerge senza dubbio il chiaro riferimento al progetto di concorso per la nuova fiera campionaria di Milano del 1938, dove Terragni collaborò con Bottoni, Mucchi e Pucci.
A questa prima fase di progetto seguono altre ipotesi non troppo discordanti dalle prime: “Mentre rimane invariata l’idea generatrice del progetto (la geometria dell’impianto e la configurazione spaziale complessiva), le architetture del giardino subiscono sensibili variazioni. Innanzitutto scompare l’incastellatura tensostrutturale e il ponte strada, trasformato in galleria, non segue più la diagonale del quadrato, ma si imposta ortogonale al quadrato stesso, lungo l’asse principale del recinto” (Ciucci, Triennale di Milano, Centro studi G. Terragni, 610). “Un terzo progetto, contenuto in un unico schizzo assonometrico, denuncia ulteriori modifiche rispetto alle soluzioni precedenti. In questo disegno, il recinto appare contenuto nelle dimensioni della figura geometrica del quadrato; pensato come muro di recinzione e forato in alcune sue parti” (Ciucci, Triennale di Milano, Centro studi G. Terragni, 610).
In questo progetto per il padiglione appare la nuova idea di costruzione che Terragni sta cercando di mettere in atto nei suoi progetti, non solo attraverso l’uso di nuovi materiali (che la sola ricerca tecnologica non può dare) ma anche l’idea di una nuova architettura.
Per l’Esposizione Terragni utilizza quindi tensostrutture, telai in “vetro flessibile”, cemento armato e metallo a sottolineare, ancora una volta, il linguaggio moderno. Il progetto appare dagli schizzi come una lastra di vetro, divisa asimmetricamente e corrosa da incassi che generano un gioco di chiaro – scuro; una linea diagonale taglia l’area di progetto, come se fosse un ribaltamento del piano vetrato; blocchi accostati e poi disseminati nello spazio verde sono collegati da un ponte in cristallo posto su strada con le botteghe. “Il tratto” degli schizzi “si carica di una forza comunicativa dirompente, di un’energia vitale e di una sicurezza veramente senza confronti” (Marcianò, 272).
Zevi, nella sua pubblicazione, descrive così il progetto: “Autocritica rispetto alle lastre plurime dei concorso di secondo grado per il palazzo Littorio. A distanza di un triennio, l’opzione è nettamente lecorbuseriana: un diaframma unico taglia l’area senza cercare futili radicamenti, proponendosi come forza taumaturgica capace di riscattare l’ambiente. Ma, per sfuggire al virtuale classicismo di questa soluzione, la facciata vitrea non è neutra: viene corrosa da incavi asimmetrici che ne alterano la nitida superficie conferendole profondi effetti chiaroscurali, e sembrano perfino volerne contestare l’integrità geometrica dei riquadro” (Zevi, 181).
Secondo quanto riportato da Mario Labò: “L’evoluzione di Terragni muove originariamente dall’esprit de géométrie, procede da una rigida simmetria a una rigorosa dissimmetria: dal quadratismo statico al rettangolismo elastico e dinamico” (Ciucci, Triennale di Milano, Centro studi G. Terragni, 610).

Scritto redatto sulla base di:

CIUCCI, Giorgio (a cura di), Giuseppe Terragni: opera completa, (con Triennale di Milano, Centro studi G. Terragni, Centro internazionale di studi di architettura Andrea Palladio), Milano: Electa, 1996
MARCIANÒ, Ada Francesca, Giuseppe Terragni opera completa 1925-1943, Roma: Officina, 1987
ZEVI, Bruno (a cura di), Giuseppe Terragni, Bologna: Zanichelli, 1980

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