MUSEO VIRTUALE ASTRATTISMO E ARCHITETTURA RAZIONALISTA COMO

PROGETTO DI UN MONUMENTO ALLA BONIFICA INTEGRALE

Giuseppe Terragni

Opera

Nel 1932, quando Terragni scrive a Bardi per dirgli che sta realizzando dei progetti in vista della Mostra di Firenze sull’Architettura Razionale, parla di ‘un monumento commemorativo e una cattedrale’; anche se il plastico del Monumento alla Bonifica Integrale non viene presentato alla Mostra, appare datato in questo periodo. Il 1932 rappresenta anche un’importante momento per il settore agricolo, grazie alla nuova strategia economica fascista, che puntava alla ruralizzazione dell’Italia attraverso la ‘battaglia del grano’ e la ‘bonifica integrale’ (Ciucci, Triennale di Milano, Centro studi G. Terragni, 375).
Il Monumento viene descritto da Bardi come un monumento di 80 metri di altezza, con pareti di 20 metri e larghezza della scala di 5 metri: “L’altissima volta parabolica, elemento tipico nella costruzione della diga, ricorda le prime fasi di lavoro per la disciplina delle acque (laghi artificiali); le due pareti accostate danno la sensazione del canale distributore delle acque; la scalinata centrale indica l’ascesa materiale e morale del popolo (Bardi 1932)” (Ciucci, Triennale di Milano, Centro studi G. Terragni, 376).
La Marcianò scrive: “Nella risposta alle osservazioni di un critico d’arte, ossia a Margherita Sarfatti, Terragni espone ‘i concetti che mi guidarono allo studio delle costruzioni che ebbi il piacere di sottoporle’, il monumento appunto e la cattedrale. ‘Ella mi fa colpa di soverchia astrazione simbolica a scapito dei valori plastici e statici. Le rispondo che il tema appositamente scelto è essenzialmente letterario; la soluzione ne risente quindi come di un peccato d’origine; soltanto attraverso una meditata eliminazione di soluzioni realistiche (figurazioni di aratori, seminatori ecc.) e di soluzioni utilitarie (fabbricati dedicati al popolo che rinasce da questa grande opera benefica) sono giunto a fissare in tre elementi plastici (la verticale volta parabolica, i muraglioni rettangolari e la scalinata centrale) il valore monumentale dell’opera. Che l’osservatore entri o non entri nel concetto allegorico del monumento è per me una cosa di importanza non definitiva; l’importante è che egli si senta ‘commosso’ dall’armonia delle proporzioni, dall’imponenza delle masse, dall’equilibrato rapporto di luci e di ombre sui volumi. La sensibilità attuale ci porta, a questa grande semplicità di godimento estetico’. A preferire cioè ‘il pregio dell’opera monolitica, il valore cromatico e delle pietre al sole’, a considerare la Colonna Traiana come ‘massa architettonica’ ed trascegliere la Basilica di Massenzio anziché l’Arco di Settimio Severo. ‘Quello che ci spinge tanto lontano a ritroso nel tempo alla ricerca delle emozioni pure e semplici dell’arcaica architettura, è un bisogno […] di questa nostra meravigliosa età meccanica che cela sotto quattro lisce pareti di un ‘cofanetto’ la più perfetta, la più decorativa nei suoi delicati organi, la più sovrannaturale macchina che si conosca: ‘la radio’ ” (Marcianò, 67; Ciucci, Triennale di Milano, Centro studi G. Terragni, 376).
Per Terragni la funzione di monumento commemorativo quindi non sta nel suo significato o nel suo valore simbolico, ma nel suo contenuto formale, che assume un’ autonomia assoluta rispetto al tempo, al luogo, all’ambiente.
“Nei monumenti la forma veniva così sublimata nella massa capace di ‘commuovere’; esisteva per Terragni una ‘funzionalità estetica’ delle forme” (Ciucci, Triennale di Milano, Centro studi G. Terragni, 376).

Scritto redatto sulla base di:

CIUCCI, Giorgio (a cura di), Giuseppe Terragni: opera completa, (con Triennale di Milano, Centro studi G. Terragni, Centro internazionale di studi di architettura Andrea Palladio), Milano: Electa, 1996
MARCIANÒ, Ada Francesca, Giuseppe Terragni opera completa 1925-1943, Roma: Officina, 1987

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