MUSEO VIRTUALE ASTRATTISMO E ARCHITETTURA RAZIONALISTA COMO

PROGETTO AL CONCORSO NAZIONALE DI I° E II° GRADO PER IL MONUMENTO AI CADUTI DI COMO

Pietro Lingeri (con Giuseppe Terragni e gli scultori G. Mozzanica per il I° grado e G.B. Tedeschi per il II°)

Opera

Nel progetto di Concorso di primo e secondo grado che vede impegnato Lingeri con l’amico Terragni, “ il Monumento ai Caduti è concepito come un grande arco  accostato alla struttura porticata del Broletto; sopra l’arco una loggia che si raggiunge con una scala esterna e che affaccia sulla piazza, con scolpite a bassorilievo le storie della guerra. L’arco indica un “transito” allegorico, e insieme filtra il passaggio dalla piazza del Duomo allo spazio antistante la basilica di san Giacomo, suo antico quadriportico. Ma è anche un arco allusivo di antichi “trionfi”. Ed è, come gli altri monumenti, in pietra scabra e nuda.”(Arcduecittà n. 1 Italia: Architettura, Ricerca, Città, 20).
Tale progetto viene risolto “in forme depurate e primitive, nude e forti, allegoriche ed evocative, attingendo a un retaggio di forme arcaico. Non v’è volontà di rimettere in discussione, come altri facevano nella polemica contro il monumento (ad esempio Carlo Carrà), il senso generale dell’operazione, l’idea di poter costruire senza altro scopo se non quello di “rappresentare”. V’era piurttosto l’idea che alla magniloquenza e al decorativismo corrente si potesse opporre una diversa ed essenziale verità, una nudità formale capace di ricondurre al significato delle forme, al loro misterioso corrispondersi con gli eventi del mondo.” (Arcduecittà n. 1 Italia: Architettura, Ricerca, Città, 20).
Si può dire che Lingeri e Terragni proseguano la ricerca iniziata nel 1923 dall’ingegnere Federico Frigerio, al quale il Comitato per le Onoranze ai Caduti in Guerra della Città di Como aveva affidato l’incarico per un monumento: egli, partito dallo studio dei luoghi significativi della città, aveva proposto di ricostruire all’interno di una quinta medioevale la torre civica,  di liberare dalle superfetazione la facciata della Chiesta di San Giacomo e di valorizzare il pronao. Il sacrario trovava posto all’interno del Broletto e della torre ricostruita, alla cui sommità, dopo un percorso ascensionale, vi sarebbe stato il sacello (Ciucci, Triennale di Milano, Centro studi G. Terragni, 297). Per una serie di motivi l’idea venne poi abbandonata, ma i due elementi caratterizzanti, e cioè la torre e il pronao ricostruiti, rimarranno alla base della proposta di Terragni e Lingeri, pur diversamente interpretati.
Diversi partecipanti al concorso, tra cui Asnago e Vender vincitori del secondo grado, seguirono alla lettera le indicazioni del bando che suggerivano di addossare alla torre del Broletto un elemento monumentale con funzione simbolica di ricordo; Lingeri e Terragni seguirono invece la via tracciata da Frigerio (Ciucci, Triennale di Milano, Centro studi G. Terragni, 298).
“Dalla proposta di Frigerio, e in particolare dal suo pronao medievale, Terragni e Lingeri riprendono la medesima tessitura muraria; le analogie si fermano qui. I due autori eliminano completamente ogni apparato ornamentale: questo vale soprattutto per le decorazioni a graffito, gli affreschi di soggetto pseudo – storico che conferivano un tono da commedia in costume non all’altezza dell’evento. Il progetto del 1926 è invece dominato da un carattere ‘squadrato […] e severo come una costruzione del mille’, si osserva in un articolo comparso su ‘Il Secolo d’Italia’. Per rincarare la dose, il giornalista aggiunge che vi è ‘[…] qualcosa di ferrigno, di guerriero, di fiero come la forza, trionfale come la vittoria’ (Il Secolo d’Italia)” (Ciucci, Triennale di Milano, Centro studi G. Terragni, 299).
“L’impianto, caratterizzato da una spazialità astratta e inverata in volumi addirittura essenziali, non evoca comunque immagini rigidamente statiche grazie all’azione filtrante che il traforo degli arconi esercita sulle immediate adiacenze storiche, ‘sacralizzate’ dal metafisico silenzio architettonico che gli autori sembrano voler opporre alla roboante parata di leoni in pietra, archi trionfali, colonne – faro, pantheon di varia natura e scalee, preordinata per rendere ‘illustre’ e ‘definitivo’ l’antico centro cittadino” (Marcianò, 18).
Un altro tema importante, che tornerà nelle opere successive di Terragni, è quello della percorribilità: a differenza dei monumenti celebrativi realizzati fino alla fine dell’Ottocento, le opere di Terragni sono concepite per essere percorse e vissute (Novati, Pezzola, 65).  “Terragni propone un edificio percorribile, tramite una scala esterna si entra nel grande arco dove vengono raccolte decorazioni statuarie e bassorilievi. Il Monumento si configura così come un percorso museale, come luogo visitabile: monumento all’architettura ancor prima che monumento ai caduti” (Novati, Pezzola, 147).
“In quest’opera emerge un’intenzione duplice: interpretare il sentimento collettivo di una città nei confronti dei propri caduti e restituire alla città un’architettura che si era persa nel tempo. In questo si dà anche un’interpretazione del senso del monumento: il recupero di una forma architettonica è tutt’uno con la celebrazione della memoria e dell’identità spirituale e civile” (Novati, Pezzola, 146-147).
Il progetto di primo grado, in fase di giudizio dopo aver rischiato di essere escluso dalla competizione per la  “troppa modernità”, arriva primo ex equo con una proposta dalle forme rinascimentali, mentre il progetto di secondo grado, pur ottenendo pareri favorevoli, non si aggiudica la commissione del monumento (Zevi, 22).
Il linguaggio utilizzato, che  valorizza le grandi masse, riporta l’architettura ad un livello di espressività ripulita dal decorativismo, e forse non è molto lontano dagli assunti puristi che il Gruppo 7 manifesterà pubblicamente da lì a poco.
“Siamo ancora in un ambito morfologico tradizionale. Giulio Carlo Argan osserva che il disegno ‘non è neoromanico né novecentesco. Volendolo inquadrare nella storia delle correnti, va collocato tra metafisica e Valori Plastici. II romanico non è modernizzato ma, piuttosto, arcaicizzato, ricondotto ad una strutturalità originaria: è lo stesso processo con cui Carrà ritrova Giotto e Masaccio’. Infatti, l’enfasi dell’impianto s’affida alla riduzione degli strumenti espressivi: vaste superfici laterizie addossate alla Torre, capitelli scarnificati, spazi solenni quasi surreali, simmetria contestata dal taglio dello scalone esterno, impegno concentrato sui vuoti” (Zevi, 22).
Il progetto di Asnago e Vender, vincitore del secondo grado, non viene realizzato per l’opposizione del Comune di Como che ritiene inadatta l’area prescelta per l’edificazione del monumento e solo nel 1929  accetta la proposta di Greppi di costruire un obelisco nella zona a lago, prospiciente lo stadio (Marcianò, 20).
“Terragni non riuscì mai a costruire il proprio monumento ai caduti per la città di Como. Se volle realizzarlo dovette seguire, naturalmente modificandolo e modellando interamente l’interno, un progetto altrui: di Sant’Elia, via Prampolini, auspice Martinetti. Il progetto alternativo di Terragni, dichiaratamente razionalista ed ermetico, ci mostra quanto doveva essere contrario all’idea marinettiana di compattare e ridurre una centrale elettrica a monumento. Vi si impegnò comunque” (Bruno Zevi, Omaggio a Terragni, Novati, Pezzola, 148)
 
Scritto redatto sulla base di:

BAGLIONE, C., SUSANI, E. (a cura di), Pietro Lingeri 1894-1968, con scritti di Avon Annalisa et. al., Milano: Electa, 2004
CIUCCI, Giorgio (a cura di), Giuseppe Terragni: opera completa, (con Triennale di Milano, Centro studi G. Terragni, Centro internazionale di studi di architettura Andrea Palladio), Milano: Electa, 1996
MARCIANÒ, Ada Francesca, Giuseppe Terragni opera completa 1925-1943, Roma: Officina, 1987
NOVATI, Alberto, PEZZOLA, Aurelio, Il mutevole permanere dell’antico: Giuseppe Terragni e gli architetti del Razionalismo Comasco, con testi di TORRICELLI Angelo et al., cura dei testi e bibliografia MONTORFANO Giancarlo, prefazione di PONTIGGIA Elena, Boves: Araba Fenice, 2012
ZEVI, Bruno (a cura di), Giuseppe Terragni, Bologna: Zanichelli, 1980
Pietro Lingeri, 1894-1968: la figura e l’opera: atti della Giornata di studio: Triennale di Milano, lunedì 28 novembre 1994, Milano: Arti grafiche G.M.C., 2005

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