MUSEO VIRTUALE ASTRATTISMO E ARCHITETTURA RAZIONALISTA COMO

DOCCE E BAGNI PUBBLICI

Pietro Lingeri

Opera

“Nel 1952, il Comune incaricò Lingeri di progettare un edificio per docce e bagni pubblici, da collocarsi sul terreno ex-Baragiola adibito a campo sportivo, tra l’edificio scolastico e il vecchio oratorio privato detto il ‘Signorino’, allora convertito in ambulatorio comunale. L’architetto disegnò una costruzione di forma circolare contenente otto docce e quattro bagni, due zone semicircolari divise per uomini e donne, un atrio comune di attesa e un ingresso coperto con una pensilina, prevedendo un piano seminterrato con un ampio locale per la caldaia e un piccolo magazzeno” tratto da Pini Lucia, Tremezzo, il paese dove crescono i limoni, Milano: Silvana Editoriale 2003, p. 27 (Novati, Pezzola, 103).
L’opera costituiva il tentativo di colmare l’insufficiente standard igienico – sanitario delle abitazioni. L’edificio, di impronta razionalista, sperimenta come nella Villa Meier il tema della pianta circolare a tholos: “(…) se da un lato si conferma l’attualità dell’insediamento per reti di villaggi, erede della tradizione romanica del battistero plebano, dall’altro è confermata la posizione del Razionalismo comasco volta a reinterpretare antiche matrici architettoniche coerentemente inserite all’interno del processo produttivo dell’industria edilizia” (Novati, Pezzola, 104).
“La pianta accentrata è la figura-matrice del progetto di Pietro Lingeri. Linea culturale attenta alla “autonomia della sovrastruttura” e profondamente partecipe del dibattito sviluppatosi, nell’immediato dopoguerra, attorno alla rivista milanese “Il Politecnico” di Elio Vittorini. Discussione che costituirà la base feconda sulla quale si innesteranno, pochi decenni dopo, gli studi e le opere della allora giovane architettura milanese. Con questi presupposti si potrà istituire un confronto con altre opere: i Bagni-pubblici di Alexander Sergeevich Nikolskij costruiti a Leningrado nel distretto di Smolny nel 1928; l’edificio per L’abitazione per il personale di servizio di Johannes Duiker al Zonnestraal di Hilversum del 1934; infine, il Gruppo dei servizi della colonia elioterapica di Legnano di Gian Luigi Banfi, Lodovico Barbiano di Belgiojoso, Enrico Peressutti ed Ernesto Nathan Rogers del 1938″ (Novati, Pezzola, 105-107).
“Nell’edificio si entra attraverso un asse funzionale orizzontale costituito da quattro elementi: il pronao-portico, un piccolo atrio, l’ambulacro-corridoio circolare e l’invaso centrale- sala d’attesa. L’invaso centrale origina il fuoco della composizione. Questo è avvolto dall’ambulacro che distribuisce tutti gli spazi funzionali. Dentro, nella sezione verticale passante nel centro dell’invaso, appaiono in sequenza crescente: il pronao-portico, le colonne dell’ambulacro e il monco tamburo circolare che sovrasta l’intera composizione. I vari piani della copertura sono sottolineati da una modanatura sporgente che individua le diverse parti della composizione. Sul tamburo sono posizionate le aperture per l’illuminazione del nucleo centrale. Una scala interna, posta nell’atrio e raggiungibile dal corridoio circolare, conduce al piano interrato. Al muro perimetrale pieno dei bagni si contrappone il vuoto delle finestre dell’atrio sul quale si innesta il portico-pronao, più basso di tutti i corpi circolari, che costruisce lo spazio d’ingresso aperto. In questo spazio costituito da due esili pilastri, dalla scala e da una copertura leggermente inclinata, verso l’interno, è immediatamente riconoscibile la figura del pronao: elemento dominante di quella genealogia che comprende anche la rotonda del Pantheon. È interessante notare che quegli esili elementi costruttivi sono stati utilizzati anche nel protiro posto nella parte sommitale dell’AMILA del 1927-47” (Novati, Pezzola, 107-108).

Scritto redatto interamente sulla base di:

NOVATI, Alberto, PEZZOLA, Aurelio, Il mutevole permanere dell’antico: Giuseppe Terragni e gli architetti del Razionalismo Comasco, con testi di TORRICELLI Angelo et al., cura dei testi e bibliografia MONTORFANO Giancarlo, prefazione di PONTIGGIA Elena, Boves: Araba Fenice, 2012

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