MUSEO VIRTUALE ASTRATTISMO E ARCHITETTURA RAZIONALISTA COMO

CONCORSO PER LA SISTEMAZIONE DI PIAZZA FIUME A MILANO: PROGETTO DI ALBERGHI PER STRANIERI ED ESPOSIZIONE PERMANENTE

Cesare Cattaneo

Opera

Il progetto per la sistemazione di Piazza Fiume a Milano venne elaborato da Cattaneo a seguito del bando di Concorso emanato dal Comune di Milano, nel 1933, come concorso pubblico che chiedeva un nuovo disegno per la piazza che si creava a seguito della demolizione e spostamento della stazione ferroviaria centrale.
“Dalla relazione che accompagna il progetto di Cattaneo si evince tuttavia che il bando di concorso doveva essere in sé piuttosto contraddittorio alternando indicazioni generiche a indicazioni rigide e vincolanti che, da un lato, lasciavano ai concorrenti la scelta di una qualsiasi destinazione funzionale e, dall’altro, determinavano a priori altezze e volumetrie, imponendo in sostanza la soluzione di due edifici a torre addossati a corpi più bassi. Si trattava in realtà di un esercizio di ‘scenografia urbana’, di un’inquadratura solenne per un edificio (si pensi alla stazione centrale di Milano) ove la solennità e la monumentalità erano il tono costitutivo: si trattava, in altre parole, di un concorso che offriva il fianco a motivate contestazioni. Di conseguenza Cattaneo rifiutava l’idea di un’architettura ‘raddoppiabile’ per banali ragioni simmetriche, arguendo che esse erano comunque impossibili in quanto ‘in cielo c’è un unico sole, e questa inevitabile asimmetria dell’orientamento è sufficiente a stabilire l’irrazionalità di ogni presunta perfetta simmetria architettonica e urbanistica’. Egli progettava quindi un solo edificio (passibile eventualmente dì ‘raddoppio’), destinato ad albergo nella parte più bassa sviluppata lungo le vie laterali, e ad esposizione merceologica permanente nell’edificio a torre attestato sulla piazza, variando i prospetti ed inserendovi episodi caratterizzanti, come la sistemazione a giardino della copertura a quota 30 metri, l’inserzione di una scultura-segnale pubblicitario all’entrata dell’esposizione, l’uso espressivo della struttura a gabbia in cemento armato. Una proposta indubbiamente interessante che, al di là dei suoi tratti specifici, esemplifica, per la prima volta
in modo compiuto, un metodo originato dalla ricerca preventiva di principi informatori logici in base a cui sostenere successivamente le ragioni dell’architettura. In un caso come questo, in cui era praticamente determinata la configurazione volumetrica, Cattaneo si applicava infatti principalmente allo studio della struttura, individuandovi il fondamento su cui elaborare la caratterizzazione architettonica e trovando nell’ossatura a reticolo di travi e pilastri le possibilità di proporzionamento armonico (tema che ricorrerà spesso nella sua opera), una maggiore libertà distributiva, corrispondenze di tipo concettuale con il processo costruttivo sotteso ad ogni opera architettonica e, non ultimo, un senso di unità, dato dalla costante presenza di ‘una maglia rettangolare, così da non permettere a nessun ambiente o elemento dell’edificio di considerarsi un episodio particolare a sé stante, avulso dalla legge generale’ ” (Selvafolta, 18).
Il progetto elaborato da Cattaneo risultava così tra i qualificati al concorso in quanto, nonostante alcune proposte polemiche contro i parametri edilizi imposti ai concorrenti da bando, attua delle nuove strategie progettuali. Le due funzioni previste dal bando sono suddivise in due blocchi, aventi un reticolo strutturale a vista in proporzione armonica (cosa che avverrà anche nella costruzione delle Sede dei Lavoratori dell’Industria ULI realizzata a Como); i due blocchi presentano in copertura (terminata con il coronamento a “portale” o a cornice) un tetto – giardino. Il blocco contenente l’Esposizione viene in parte svuotato di un piano intermedio per il posizionamento di una grande scultura – segnale all’ingresso e ogni prospetto dell’intero complesso viene trattato in maniera differenziata, a sottolineare come l’opera si presenti come un mutevole manufatto urbano (Fiocchetto, 18, 74).
L’opera di Cattaneo viene descritta da Ornella Selvafolta come continua ricerca di ‘unità’. Nell’opera dell’architetto “Si profilava cioè quel costante atteggiamento di coerenza, esente comunque da eccessive rigidità, che informerà negli anni seguenti, sia le architetture sia gli scritti di Cattaneo, ove il desiderio di unità induceva allo sforzo continuo di trovare una sorta di ‘denominatore comune nella diversità della materia’, in analogia col tentativo, comune ai più sensibili artisti e architetti del periodo, di dare forma al moltiplicarsi del senso e delle esperienze in una nuova unità etica, estetica e sociale” (Selvafolta, 18).

Scritto redatto sulla base di:

FIOCCHETTO, R., Cesare Cattaneo 1912 – 1943. La seconda generazione del razionalismo, Roma: Officina Edizioni, 1987
SELVAFOLTA, Ornella, CATTANEO, Damiano, Cesare Cattaneo. Le prefigurazioni plastiche, Como, 1989
www.cesarecattaneo.it

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